Pastore o zampognaro? Una marca tipografica di Peter Schoeffer il giovane

Senza titolo

(di Lucia Palmisano*)

Giovanni Manardi (o Manardo) nacque a Ferrara il 24 luglio 1462. Dopo aver conseguito il dottorato in arti e medicina fu alla corte di Mirandola, fino al 1513, quando si trasferì in Ungheria con il ruolo di medico personale dei re Ladislao prima e Ludovico II d’Ungheria poi; nel 1518 rientrò a Ferrara dove successe a Leoniceno nella cattedra di medicina, diventando anche medico personale di Alfonso d’Este e qui morì il 7 marzo 1536. Nel 1521 pubblicò a Ferrara presso B. Odonino, i sei libri delle Epistolae medicinales che ebbero una vasta eco, cui seguì un’edizione in dodici libri pubblicata a Lione nel 1532 per mano di F. Rabelais, ampliata e stampata in 20 libri nel 1540 per i tipi di M. Isengrin. Le Epistolae, cui seguirono dopo la sua morte gli Epistolarum medicinalium libri XX (dal 1540), forniscono la prima classificazione razionale delle malattie cutanee. Superando il maestro Leoniceno che guardava alla medicina come un problema metodologico e didattico privo dell’applicazione empirica e sperimentale Manardi, sostenne, invece, che il medico doveva seguire l’amore assoluto della verità, andando a cercare le cause naturali delle malattie, fuggendo dalle negative influenze che l’astrologia esercitava sul pensiero medico del tempo. Molte lettere sono, inoltre, di argomento botanico e descrivono le specie osservate nel corso dei suoi viaggi; in particolare: risale agli anni di Buda la stesura delle annotazioni ai Medicamina simplicia et composita di Joannes Mesue il giovane, date alle stampe nel 1535 (Basilea J. Bebel), presenti anche nell’edizione degli Epistolarum medicinalium lib. 20 posseduta dalla Biblioteca Statale di Montevergine, stampata a Venezia nel 1542. La marca tipografica visibile nel frontespizio della cinquecentina non è stata attribuita con certezza ed è da considerare, a parere di chi scrive, come autoreferenziale dell’editore che ne ha pubblicato l’opera: Peter Schoeffer il giovane, su cui voglio focalizzare l’attenzione. Suo padre Peter Schoeffer il vecchio, era stato il principale operaio e collaboratore di Gutenberg e del suo partner e finanziatore Johannes Fust, quando Gutenberg iniziò a sperimentare i suoi metodi di stampa con caratteri metallici mobili, ma l’entità tecnica dei suoi contributi non è nota. Fust fece poi valere su Gutenberg il proprio diritto di creditore, citandolo in giudizio in un tribunale civile e, Peter Schoeffer, fu il testimone principale contro l’editore, facendo vincere la sentenza a Fust e rovinando, invece, Gutenberg. In seguito Fust e Schoeffer si unirono e produssero una serie di opere a stampa; alla morte del primo, nel 1466, Schoeffer il vecchio ne ereditò la tipografia e nel 1467 ne sposò la figlia Christina, madre di Peter, proseguendo nell’attività di stampatore fino ai primi del 1500. La brillante carriera di Peter Schoeffer padre, iniziata con la pubblicazione della Bibbia di Gutenberg può essere divisa in due periodi: dal 1455 al 1470 circa, quando lavorò con Gutenberg e poi in collaborazione con Fust fino alla morte di quest’ultimo. Durante questi quindici anni fu responsabile per la progettazione e la stampa di volumi liturgici monumentali per l’uso in letture della chiesa e per il coro, libri di studi clericali, di diritto canonico, una Bibbia progettata per una più facile lettura, edizioni umanistiche di autori classici per uso scolastico, e una serie di importanti volumi in quarto. Dopo il 1470 egli continuò ad espandersi, nonostante la crescente concorrenza europea, e pubblicò la sua prima lista di libri che conteneva ventuno titoli. Tra i più importanti di questo periodo sono la Epistolae di San Girolamo in due volumi (1470); un’edizione delle Decretales di Gregorio IX (1479); l’Herbarius (1484), il primo erbario stampato in tedesco, un volumetto di grande successo commerciale, formato da centocinquanta xilografie che, insieme al testo, descrivevano le proprietà medicinali di varie piante per l’uso dei farmacisti. Nel 1485 stampò per una clientela ancora più ampia l’Hortus Sanitatis, che raggiunse un totale di tredici edizioni prima del 1500, probabilmente scritto da Johann di Cuba, medico di Francoforte; un’opera illustrata molto ambiziosa con 375 xilografie di qualità migliore rispetto a quelle dell’Herbarius e nuovi caratteri tipografici appositamente progettati per i testi tedeschi. John, il secondo figlio di Peter il vecchio, continuò la tradizione paterna lavorando a Magonza come editore imperiale tra il 1503 ed il 1531; la sua attività fu poi rilevata e continuata fino alla morte, nel 1555, dal nipote Ivo. Peter il giovane dopo la morte del padre, nel 1503, ne ereditò la casa “zum korb” a Magonza dove installò una tipografia ma la sua attività non prosperò e dovette vendere l’abitazione il 4 agosto 1512; in questi anni si sposò con una certa Caterina, di cui non si conosce il cognome, da cui ebbe il figlio Ivo. Tra i 14 libri che stampò a Magonz, ci sono degli spartiti musicali (editi a partire dal 1513) notevoli per la loro eccellenza tipografica, che ne fecero uno dei primi e più importanti editori di musica in Germania. Nel 1518 si trasferì a Worms e la sua attività lo portò in contatto con le correnti riformate; qui diede alle stampe 60 libri, tra cui un certo numero di scritti sulla riforma anabattista e, nel 1526, il primo Nuovo Testamento in inglese tradotto da William Tyndale. Nel 1529 si spostò a Strasburgo[6], dove, dopo la morte della prima moglie, sposò la vedova Anna Pfintzer e continuò la sua attività di tipografo stampando 27 titoli, parte in associazione con Johann Schwintzer e parte con Matthias Apiarius, che apprezzava molto Schoeffer, proprio per la sua abilità nel realizzare stampe musicali. Nel biennio 1541-1542 si trasferì a Venezia dove stampò sette libri tra cui il Nuovo Testamento (1541) nella versione di Isidoro Chiari e il testo del Manardi[7]. Il tipografo Thomas Platter, nella sua autobiografia, così scrive a proposito di Schoeffer: «possedeva punzoni di una gran varietà di tipi; dietro una piccola somma egli mi fornì delle matrici»; tali affermazioni palesano come Schoeffer cercava, sulla scia dell’esempio paterno, di produrre e commercializzare i punzoni da cui ricavava le matrici in rame e i caratteri tipografici. A lui viene infatti attribuita la creazione di due serie di caratteri corsivi, il cosiddetto: Basilea 118° (realizzato probabilmente nel 1519) che poi sperimentò e importò in Italia, a Venezia, come si vede nella prima linea della sottoscrizione al frontespizio del Nuovo Testamento del Clario edito nel 1541; e il Froben 80 (datato 1520), che usò nel 1542, nell’edizione delle Opere volgari di Luigi Alamanni. Schoeffer era probabilmente un tecnico raffinato, abilissimo nella creazione e nell’uso dei caratteri e a Venezia, impresse una quantità molto alta di fogli tipografici: 64 il primo anno e 848 quello successivo (più di 600 solo per la Bibbia del Chiari). Una simile attività dovette impegnare nel 1542 almeno tre torchi tipografici, ma non chiarisce se egli impiantò a Venezia una propria officina tipografica o se si servì dei torchi di altri[8]. Il De secretis naturae di Ramon Lull stampato da Schoeffer nel 1542, ad esempio, riporta al colophon oltre al suo nome anche quello di “Giovanni Battista all’insegna della torre” cioè Giovanni Battista Pederzano, libraio attivo a Venezia dalla fine degli anni ’30 fino al 1555 all’insegna della Torre presso il ponte di Rialto, oltre che tipografo in varie occasioni, tramite la collaborazione di altri giovani tipografi. Pederzano era inoltre conterraneo del Clario e ciò può far ipotizzare un suo ruolo di intermediario tra il religioso e lo Schoeffer. Si può attestare con certezza, anche la collaborazione con gli eredi di Luca Antonio Giunta come appare scritto nel frontespizio dell’opera di Luigi Alamanni. L’attività di tipografo a Venezia non dovette essere, tuttavia, così remunerativa come Schoeffer pensava, e lo portò a spostarsi a Basilea dove continuò a stampare libri fino alla sua morte avvenuta nel gennaio 1547. Gli editori della famiglia Schoeffer usarono diverse marche tipografiche nei libri che diedero alle stampe: Peter Schoeffer il vecchio è considerato infatti, assieme a Fust, l’ideatore della prima marca tipografica nota, apposta nel colophon dello Psalterium magontinum stampato nel 1457, che doveva servire, nell’intenzione dei due tipografi, a testimoniare l’autenticità delle copie stampate come il tabellionato di un notaio pubblico per contrastarne la contraffazione. Lo stemma usato da Schoeffer e Fust consiste in un ramo d’albero disposto trasversalmente da cui emergono due gemme, in una di queste sono appesi due scudi incorniciati legati con un nastro; nello scudo di destra si trova un capriolo accompagnato da tre stelle (stemma di Schoeffer), in quello di sinistra c’è una croce di S. Andrea (stemma di Fust), tutti e due bianchi in fondo rosso. 2La scelta del ramo da cui pendono i due scudi può far pensare di essere in presenza di un rebus allusivo al cognome di Fust; la traduzione della parola latina fustis significa infatti “legno” e crea così un collegamento visivo con il ramo della marca tipografica Il capriolo con le tre stelle, stemma di derivazione araldica scelto da Peter Schoeffer, si ripresenta inoltre, nei marchi tipografici dei figli e del nipote sino al 1532 sia pure, a volte, non adornato da stelle ma da rose o anche da rose e stelle insieme. Si conoscono diverse marche tipografiche usate da Peter Schoeffers il giovane, la più semplice che appare nell’Hortulus Animae (1513), deriva appunto dallo stemma familiare usato dal padre insieme a Fust e raffigura uno scudo entro il quale si vede a rilievo uno scaglione con tre rose (fig. 1); la seconda utilizzata da Peter a Worms e Strasburgo nell’Opuscula… (1538) è una bella illustrazione di autore sconosciuto, in cui vediamo un pastore seduto che suona la cornamusa con un cane accovacciato davanti e due pastori a sinistra, dietro di loro si vedono delle pecore e sopra appare un angelo che annuncia la nascita di Gesù Cristo, il tutto inscritto entro un riquadro rettangolare circondato dalla scritta: GLORIA IN EXCELSIS DEO HOMINIBUS BONA VOLUNTAS. La terza marca, più grande delle altre, visibile nel frontespizio del Rerum musicarum… è una xilografia di rara bellezza che raffigura un cavaliere e una dama con abiti alsaziani a destra e due pastori a sinistra, uno dei quali suona la cornamusa con due pecore e un cane; al centro campeggia uno scudo con il gallone e le tre rose a rilievo e sopra, entro un cartiglio, sventola il motto: INGENIUM VIRES SUPERAT. Sotto lo scudo il monogramma HG indica che Hans Baldung Grien è stato l’autore della xilografia.3

La marca presente nel frontespizio della nostra cinquecentina finora attribuita dubitativamente a Peter Schoeffer il giovane, raffigura un pastore appoggiato ad un albero che regge con la mano sinistra una zampogna e con la destra un’asta lunga e sottile terminante a forma di ferro di cavallo; lo zampognaro guarda in alto a sinistra, nella direzione di un angelo che appare in mezzo alle nubi recando un cartiglio con la scritta: GLORIA IN EXCELSIS DEO, in basso a destra e un po’ in lontananza rispetto al pastore/zampognaro si vede un gruppo di pecore e sullo sfondo delle costruzioni turrite con montagne (fig. 4). È palese quale episodio biblico venga descritto in questa vignetta: la frase Gloria in excelsis Deo è, infatti, l’acclamazione degli angeli festanti per l’annuncio ai pastori della nascita di Gesù (Luca 2,14). Gli umili pastori che riconobbero nel Dio bambino il Messia annunciato dai profeti dell’Antico Testamento vigilano contro le insidie del diavolo nel mondo, simbolicamente rappresentando i pastori del gregge dei credenti. Tra di loro, nell’iconografia cristiana tradizionale troviamo diverse tipologie: chi scruta l’orizzonte, chi è colto dall’eccezionalità del fulgore dell’annuncio, chi ascolta la voce divina, chi suona uno strumento, un flauto o più spesso una zampogna come nel nostro caso, creando un parallelo tra il coro degli angeli in cielo e la loro musica in terra. Diversi elementi sembrano avvalorare l’ipotesi di riferire questa marca a Peter Schoeffer figlio: la parola schäfer, assimilabile al cognome Schoeffer, in tedesco significa “pastore” e viene usata come 4elemento iconografico anche dal fratello Giovanni (fig. 5)e dal nipote Ivo (fig. 6). La scelta di uno zampognaro si può ipotizzare che sia stata motivata dall’interesse familiare verso la pubblicazione di stampe musicali, non bisogna dimenticare difatti, che il primo testo stampato conosciuto di carattere musicale, è proprio il Salterio stampato dal padre nel 1457. La stessa marca riprodotta nella figura 4 si ritrova, per quanto mi è noto, nella Vulgata… del Chiari e nel Methodus… del Fuchs stampati da Schoeffer nello stesso anno 1542 e ciò mi porta a pensare che questa vignetta fu probabilmente usata da Schoeffer solo nel periodo veneziano e, forse, solo nel secondo anno di permanenza a Venezia; in secondo luogo la presenza della stessa vignetta in entrambi i libri stampati da Schoeffer rende legittimo associare a lui questa marca.

* Articolo tratto dal catalogo Le cinquecentine della Biblioteca di Montevergine (Atripalda, Mephite, 2015).

1 Commento

  1. web hosting

    Grazie molte dell’articolo. è geniale… Buon lavoro !

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